Il dolore pelvico è un grave disturbo per la vita di relazione di una donna e viene quasi sempre imputato alle più varie e fantasiose cause spesso senza alcuna attinenza con la realtà; può causare gravi problemi sociali come l'assenteismo dal lavoro per impossibilità a mantenere la stazione eretta per lungo periodo.
E’ difficile identificare la causa che determina il dolore e/o il senso di pesantezza riferito dalle pazienti, ma in presenza della sintomatologia descritta deve essere sospettata, indagata e riconosciuta la presenza di un varicocele pelvico femminile.Il varicocele pelvico femminile interessa il 30-40 % delle donne in età fertile e il 50% di esse è asintomatica o paucisintomatica.
Questa patologia nota anche come “sindrome da congestione pelvica” è una condizione benigna e non mette a rischio di vita la paziente, ma necessita di un trattamento mirato soprattutto ad alleviare o ad eliminare la sintomatologia dolorosa.
Il varicocele pelvico femminile è la dilatazione della vena ovarica con flusso di sangue invertito al suo interno; si riscontra nel 30% delle donne in età fertile e la metà di queste presentano sintomi.

Fig. 1 – Tavola anatomica: utero e plessi venosi ovarici
La paziente riferisce un dolore a livello del basso ventre che si acutizza nel periodo pre-mestruale o durante e dopo i rapporti sessuali; il sintomo più frequente è la sensazione di pesantezza al basso addome che si presenta molto più insistentemente in posizione eretta e in seguito a sforzi fisici. Altri sintomi sono: senso di gonfiore o manifestazioni da compressione vescicale. E' spesso associato a varici degli arti inferiori. La diagnosi e la cura di questa patologia con le metodiche tradizionali nella donna non è semplice e l’intervento chirurgico o per via endoscopica è un’operazione complessa con possibilità di recidive. Per arrivare ad una diagnosi corretta, oltre ai sintomi fin qui descritti, occorre eseguire indagini radiologiche come eco-color-doppler (meglio se transvaginale) ed eventualmente anche se raramente una Risonanza Magnetica Nucleare o una TAC, per ottenere una visione quanto più precisa del problema.
Trattamento di prima scelta è la scleroembolizzazione percutanea, trattamento mini-invasivo eseguito da un Radiologo Interventista. L'intervento viene eseguito in un ambiente chiamato sala angiografica.
Fig. 8 – Sala angiografica: qui si svolgono gli interventi
La paziente avverte solamente la puntura con la quale le viene somministrato l'anestetico locale per desensibilizzare la cute e il sottocute del punto scelto per l'ingresso (generalmente la regione inguinale destra).
Con la puntura della vena femorale ci si trova all'interno del sistema circolatorio venoso: da questa posizione, con l'ausilio di piccoli fili e tubicini si naviga all'interno dei vasi per raggiungere la parte dilatata della vena ovarica da trattare.
Fig. 9 - via di accesso percutanea |
Fig. 10 – Monitor per seguire la manipolazione degli strumenti all’interno del corpo |
Si esegue quindi uno studio del distretto venoso patologico mediante l'iniezione di una sostanza (mezzo di contrasto) che permette di vedere e valutare strutture di per sé non visibili con i soli raggi X. Si esegue una copertura antibiotica.

Fig. 2 – Immagine flebografica, dopo iniezione di mezzo di contrasto all’interno delle vene varicose, dilatate e incontinenti nella pelvi sinistra in donna di 37anni.

Fig. 3 - Cateteri di varie forme per navigare all’interno delle vene ed iniettare sostanze
Tramite un tubicino di circa 1mm di diametro (catetere) sospinto all'interno della vena malata, si inietta la sostanza sclerosante: questa schiuma irritante rimanendo a contatto con le pareti delle vene patologiche ne determina il collabimento, la sclerosi, l'occlusione, impedendo di fatto che in futuro si assista alla ricanalizzazione delle stesse e a una nuova dilatazione della vena varicosa. Oltre alla schiuma per assicurare l’occlusione si posizioneranno alcune spirali; queste sono fili di materiali vari che favoriscono la coagulazione del sangue e l’occlusione meccanica.
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Fig. 4 – schiuma sclerosante |
Fig.5 – Spirali: materiale sospinto all’interno della vena da chiudere |
Fig. 5 – Immagine flebografica dopo iniezione della schiuma sclerotizzante ed embolizzazione della parte prossimale della vena ovarica incontinente
Sarà normale avvertire una sensazione dolorosa simile a quella che veniva riferita prima dell'intervento, ma questa scomparirà nel breve volgere di alcune ore o giorni (fino al mese).
Al termine della procedura il tubicino all'interno della vena viene sfilato e si procede alla medicazione del punto di accesso. Si applica sulla cute un piccolo tampone e lo si assicura con un cerotto.Si prescrive l'immobilità per le successive 4-6 ore.La paziente è dimessa il giorno successivo l'intervento e si consiglia solo qualche giorno di riposo con eventuale terapia sintomatica al bisogno.Le alternative all’intervento per via endovascolare del varicocele pelvico femminile sarebbero estremamente invasive e non sono descritte.
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